Nel saggio d’apertura (versione aggiornata di Thou wouldst make a good fool – Egli è «Delitto», «Punizion» son io: due facce di Rigoletto, in Verdi Studien. Pierluigi Petrobelli zum 60. Geburtstag, a cura di Sieghart Döhring e Wolfgang Osthoff, München, Ricordi DE, 2000, pp. 153-177) ho cercato di motivare la forza della critica d’idee che Verdi cela tra le pieghe dell’azione, e che trova nel capovolgimento dei ruoli, fra potente e buffone, un riferimento intertestuale al King Lear di Shakespeare. Dal canto suo Guido Paduano, occupandosi di Le roi s’amuse, fonte del libretto, individua brillantemente richiami molteplici a Othello e s’impegna in un’apprezzabile difesa del duca, da sempre bersaglio di studiosi e appassionati che di solito lo assolvono solo per la bellezza melodica della sua musica («Il duca è creatura del canto, sicché per affrontare il ruolo serve in primis la voce», nota Federico Fornoni, autore di una penetrante guida all’ascolto in questo volume). Fra gli appassionati che condannano il tenore senza appello ci sono anch’io, nonostante gli argomenti piuttosto persuasivi sfoggiati da Paduano. La questione si gioca sulla scena che apre l’atto secondo dell’opera, in cui Piave e Verdi si distanziano dall’ipotesto di Hugo presentando un personaggio che, per qualche istante, sveste i panni del libertino e trova accenti patetici degni di un sentimento vero.

Giuseppe Verdi, «Rigoletto, «La Fenice prima dell’opera», 2010/5

GIRARDI, MICHELE
2010

Abstract

Nel saggio d’apertura (versione aggiornata di Thou wouldst make a good fool – Egli è «Delitto», «Punizion» son io: due facce di Rigoletto, in Verdi Studien. Pierluigi Petrobelli zum 60. Geburtstag, a cura di Sieghart Döhring e Wolfgang Osthoff, München, Ricordi DE, 2000, pp. 153-177) ho cercato di motivare la forza della critica d’idee che Verdi cela tra le pieghe dell’azione, e che trova nel capovolgimento dei ruoli, fra potente e buffone, un riferimento intertestuale al King Lear di Shakespeare. Dal canto suo Guido Paduano, occupandosi di Le roi s’amuse, fonte del libretto, individua brillantemente richiami molteplici a Othello e s’impegna in un’apprezzabile difesa del duca, da sempre bersaglio di studiosi e appassionati che di solito lo assolvono solo per la bellezza melodica della sua musica («Il duca è creatura del canto, sicché per affrontare il ruolo serve in primis la voce», nota Federico Fornoni, autore di una penetrante guida all’ascolto in questo volume). Fra gli appassionati che condannano il tenore senza appello ci sono anch’io, nonostante gli argomenti piuttosto persuasivi sfoggiati da Paduano. La questione si gioca sulla scena che apre l’atto secondo dell’opera, in cui Piave e Verdi si distanziano dall’ipotesto di Hugo presentando un personaggio che, per qualche istante, sveste i panni del libertino e trova accenti patetici degni di un sentimento vero.
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