Pia de’ Tolomei, la donna fragile evocata da Dante ebbe a ispirare parecchi artisti nel corso dei secoli, come ci spiega, in pagine profonde e dotte, Emanuele d’Angelo, che ne passa in rassegna le diverse epifanie poetiche e teatrali per confrontarle con la declinazione operistica di riferimento. La sua disamina ci fa apprezzare, una volta di più, un mestiere come quello del librettista, specie quando si tratta di uno scrittore di prima grandezza come Cammarano, capace di tracciare schemi drammatici sostenuti da una cultura decisamente solida, che offrirono a Donizetti l’occasione di tentare vie nuove. Paolo Fabbri, nel saggio di apertura, ricostruisce con sapiente eleganza le vicende relative alla genesi dell’opera e ne mette in luce i tratti drammatici e stilistici salienti, chiudendo con un rilievo che illumina, oltre ai meriti intrinseci del lavoro ampiamente discussi, anche la sua capacità di prefigurare atmosfere di là da venire: «L’opera che si era aperta facendo risuonare con qualche lustro d’anticipo l’“Amami, Alfredo …” di Violetta appassionata, si chiude prefigurandone l’agonia di tisica». Lo studioso si riferisce a una melodia intonata dal tenore Ghino che incarna nella costellazione dei personaggi il ruolo del vilain, di solito appannaggio del baritono: «O Pia mendace», frase struggente, appare nel n. 1 (I.3), ed è riprodotta da Giorgio Pagannone nel primo esempio della guida all’ascolto (a p. 68). Il curatore dell’edizione del libretto, che segue la versione rappresentata in queste recite veneziane, è anche il curatore dell’edizione critica di Pia de’ Tolomei che va ora in scena, e il lettore potrà apprezzare da sé i vantaggi di questo duplice ruolo leggendo le sue pagine, finemente intessute di osservazioni drammaturgiche, che s’intrecciano all’analisi dettagliata della musica. Ai problemi dell’edizione critica di Donizetti, in corso di pubblicazione presso Ricordi con la collaborazione della benemerita Fondazione Donizetti di Bergamo (per una volta propheta in patria …) è dedicato il saggio di Gabriele Dotto, che condirige l’edizione, insieme a Roger Parker.

Gaetano Donizetti, «Pia de' Tolomei», «La Fenice prima dell’opera», 2004-2005/7

GIRARDI, MICHELE
2005

Abstract

Pia de’ Tolomei, la donna fragile evocata da Dante ebbe a ispirare parecchi artisti nel corso dei secoli, come ci spiega, in pagine profonde e dotte, Emanuele d’Angelo, che ne passa in rassegna le diverse epifanie poetiche e teatrali per confrontarle con la declinazione operistica di riferimento. La sua disamina ci fa apprezzare, una volta di più, un mestiere come quello del librettista, specie quando si tratta di uno scrittore di prima grandezza come Cammarano, capace di tracciare schemi drammatici sostenuti da una cultura decisamente solida, che offrirono a Donizetti l’occasione di tentare vie nuove. Paolo Fabbri, nel saggio di apertura, ricostruisce con sapiente eleganza le vicende relative alla genesi dell’opera e ne mette in luce i tratti drammatici e stilistici salienti, chiudendo con un rilievo che illumina, oltre ai meriti intrinseci del lavoro ampiamente discussi, anche la sua capacità di prefigurare atmosfere di là da venire: «L’opera che si era aperta facendo risuonare con qualche lustro d’anticipo l’“Amami, Alfredo …” di Violetta appassionata, si chiude prefigurandone l’agonia di tisica». Lo studioso si riferisce a una melodia intonata dal tenore Ghino che incarna nella costellazione dei personaggi il ruolo del vilain, di solito appannaggio del baritono: «O Pia mendace», frase struggente, appare nel n. 1 (I.3), ed è riprodotta da Giorgio Pagannone nel primo esempio della guida all’ascolto (a p. 68). Il curatore dell’edizione del libretto, che segue la versione rappresentata in queste recite veneziane, è anche il curatore dell’edizione critica di Pia de’ Tolomei che va ora in scena, e il lettore potrà apprezzare da sé i vantaggi di questo duplice ruolo leggendo le sue pagine, finemente intessute di osservazioni drammaturgiche, che s’intrecciano all’analisi dettagliata della musica. Ai problemi dell’edizione critica di Donizetti, in corso di pubblicazione presso Ricordi con la collaborazione della benemerita Fondazione Donizetti di Bergamo (per una volta propheta in patria …) è dedicato il saggio di Gabriele Dotto, che condirige l’edizione, insieme a Roger Parker.
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