Con il 'Codice diplomatico della Lombardia medievale' si intende mettere progressivamente a disposizione degli studiosi – riproponendo nella nuova forma digitale edizioni già note, avviando nuovi cantieri, proseguendo nella ricerca di materiali inediti o poco conosciuti – in un unico ambiente e con alcuni indispensabili strumenti di ricerca, la documentazione d’archivio prodotta, conservata e tramandata da chiese e monasteri ‘lombardi’ o proveniente (ma a noi giunta soprattutto attraverso gli archivi di quelle stesse chiese e di quei monasteri) dalle cancellerie delle massime autorità politiche e religiose e dai comuni cittadini fra l'VIII e il XII secolo. Lo schema adottato è quello del codice diplomatico territoriale; evidentemente con correzioni d’impianto rispetto al modello tradizionale che, sebbene risultino stemperate dall’architettura ipertestuale, mirano a rappresentare qualcosa di diverso da una semplice strategia tecnico-editoriale: sia perché è ormai solo la disponibilità sistematica di fonti vagliate ed edite criticamente a poter alimentare e potenziare la ricerca documentaria e medievistica in generale per i secoli anteriori perlomeno al XIII; sia perché questa sistematicità insiste e deve anzitutto insistere e concentrarsi su aree di tradizione documentaria e giuridica omogenea; sia perché sembrerebbero le stesse potenzialità della rete e dei linguaggi digitali a consigliare l’adozione di un simile obiettivo programmatico

Codice diplomatico della Lombardia medievale (secoli VIII - XII) - progettazione e realizzazione di Michele Ansani, Università di Pavia 2000-2012. URL: cdlm.unipv.it

ANSANI, MICHELE
2000

Abstract

Con il 'Codice diplomatico della Lombardia medievale' si intende mettere progressivamente a disposizione degli studiosi – riproponendo nella nuova forma digitale edizioni già note, avviando nuovi cantieri, proseguendo nella ricerca di materiali inediti o poco conosciuti – in un unico ambiente e con alcuni indispensabili strumenti di ricerca, la documentazione d’archivio prodotta, conservata e tramandata da chiese e monasteri ‘lombardi’ o proveniente (ma a noi giunta soprattutto attraverso gli archivi di quelle stesse chiese e di quei monasteri) dalle cancellerie delle massime autorità politiche e religiose e dai comuni cittadini fra l'VIII e il XII secolo. Lo schema adottato è quello del codice diplomatico territoriale; evidentemente con correzioni d’impianto rispetto al modello tradizionale che, sebbene risultino stemperate dall’architettura ipertestuale, mirano a rappresentare qualcosa di diverso da una semplice strategia tecnico-editoriale: sia perché è ormai solo la disponibilità sistematica di fonti vagliate ed edite criticamente a poter alimentare e potenziare la ricerca documentaria e medievistica in generale per i secoli anteriori perlomeno al XIII; sia perché questa sistematicità insiste e deve anzitutto insistere e concentrarsi su aree di tradizione documentaria e giuridica omogenea; sia perché sembrerebbero le stesse potenzialità della rete e dei linguaggi digitali a consigliare l’adozione di un simile obiettivo programmatico
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