Il librettista Giovanni de Gamerra fornì a Mozart un libretto criticabile per diversi aspetti (e si leggano le principali obiezioni nel saggio di Chegai), che tuttavia «non offre solo un insieme di buoni versi», nota Daolmi «ma propone un soggetto tutt’altro che convenzionale. Come tutti gli esordienti, Gamerra vuol farsi notare e, confermando la successiva nomea di rivoluzionario, sceglie un tema persino pericoloso se affrontato in tutta la sua potenzialità eversiva». Di fatto l’intera vicenda è costellata di segni, commentati puntualmente da Stefano Piana nella guida all’ascolto, che preparano l’ascoltatore alla clamorosa svolta del finale, tanto che «Silla vien quasi redento dal passato di sangue per assurgere a modello. Un po’ come il Tito metastasiano (peraltro musicato anche da Mozart quasi due decenni dopo quest’opera) diviene addirittura specchio del regnante illuminato in grado di rinunciare al proprio prestigio e alle proprie vendette personali in favore del bene comune».

Wolfgang Amadeus Mozart, «Lucio Silla», «La Fenice prima dell’opera», 2005-2006/6

GIRARDI, MICHELE
2006

Abstract

Il librettista Giovanni de Gamerra fornì a Mozart un libretto criticabile per diversi aspetti (e si leggano le principali obiezioni nel saggio di Chegai), che tuttavia «non offre solo un insieme di buoni versi», nota Daolmi «ma propone un soggetto tutt’altro che convenzionale. Come tutti gli esordienti, Gamerra vuol farsi notare e, confermando la successiva nomea di rivoluzionario, sceglie un tema persino pericoloso se affrontato in tutta la sua potenzialità eversiva». Di fatto l’intera vicenda è costellata di segni, commentati puntualmente da Stefano Piana nella guida all’ascolto, che preparano l’ascoltatore alla clamorosa svolta del finale, tanto che «Silla vien quasi redento dal passato di sangue per assurgere a modello. Un po’ come il Tito metastasiano (peraltro musicato anche da Mozart quasi due decenni dopo quest’opera) diviene addirittura specchio del regnante illuminato in grado di rinunciare al proprio prestigio e alle proprie vendette personali in favore del bene comune».
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