La famosa coppia Gilbert & Sullivan, che ha rinverdito i fasti della musica teatrale inglese in epoca vittoriana, è uno dei binomi inscindibili nella mente degli appassionati e, come Stan Laurel & Oliver Hardy, l’uno senza l’altro è poca cosa. Certo, Sir Arthur Sullivan in particolare, come spiega Carlo Majer che introduce il lettore nel laboratorio artistico della ‘premiata ditta G&S’, era un musicista di talento, e si sente: dietro alla sue spumeggianti intonazioni del testo, e alle sfumature della sua orchestra, c’è una preparazione solidissima, che lo portò sino a lasciare il genere buffo, come già aveva fatto Offenbach, per tentare la strada dell’opera ‘romantica’. Ma quali furono i segreti della loro irresistibile comicità? Andrea Chegai ci propone la sua chiave di lettura dell’opera ‘giapponese’ The Mikado, iniziando da un fruttuoso paradosso, cioè dalla logica del nonsense, per poi constatare che vi «prevale lo humour nero: decapitazioni annunziate, seppellimenti da vivi e supplizi nell’olio bollente. Ma per ogni nuova malaugurata evenienza c’è sempre una scappatoia». Su tutto regna un’ironia che nulla risparmia, i nobili stizzosi così come i borghesi. Accanto al libretto inglese abbiamo posto la prima traduzione italiana dei numeri musicali dell’opera, realizzata da Gustavo Macchi che, come scrive Jesse Rosenberg, il curatore della guida, «riuscì in modo talora virtuoso a cogliere lo spirito del testo di Gilbert, non esitando a cambiare spesso, e per necessità, il significato delle parole».

Gilbert & Sullivan, «The Mikado»

GIRARDI, MICHELE
2003

Abstract

La famosa coppia Gilbert & Sullivan, che ha rinverdito i fasti della musica teatrale inglese in epoca vittoriana, è uno dei binomi inscindibili nella mente degli appassionati e, come Stan Laurel & Oliver Hardy, l’uno senza l’altro è poca cosa. Certo, Sir Arthur Sullivan in particolare, come spiega Carlo Majer che introduce il lettore nel laboratorio artistico della ‘premiata ditta G&S’, era un musicista di talento, e si sente: dietro alla sue spumeggianti intonazioni del testo, e alle sfumature della sua orchestra, c’è una preparazione solidissima, che lo portò sino a lasciare il genere buffo, come già aveva fatto Offenbach, per tentare la strada dell’opera ‘romantica’. Ma quali furono i segreti della loro irresistibile comicità? Andrea Chegai ci propone la sua chiave di lettura dell’opera ‘giapponese’ The Mikado, iniziando da un fruttuoso paradosso, cioè dalla logica del nonsense, per poi constatare che vi «prevale lo humour nero: decapitazioni annunziate, seppellimenti da vivi e supplizi nell’olio bollente. Ma per ogni nuova malaugurata evenienza c’è sempre una scappatoia». Su tutto regna un’ironia che nulla risparmia, i nobili stizzosi così come i borghesi. Accanto al libretto inglese abbiamo posto la prima traduzione italiana dei numeri musicali dell’opera, realizzata da Gustavo Macchi che, come scrive Jesse Rosenberg, il curatore della guida, «riuscì in modo talora virtuoso a cogliere lo spirito del testo di Gilbert, non esitando a cambiare spesso, e per necessità, il significato delle parole».
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