All’affermarsi della cosiddetta ‘età dei periodici’ nella Gran Bretagna del diciannovesimo secolo hanno contribuito atti e rendiconti delle accademie, bollettini delle società scientifiche, pubblicazioni delle università, nonché le riviste nate per soddisfare gusti e curiosità dei circoli aristocratici e alto borghesi. Il fenomeno nuovo e di maggior rilievo è quello dei periodici popolari, i cheap periodicals, che, con periodicità settimanale o quindicinale, vengono venduti a due o tre pence, ossia una cifra alla portata dei ceti più modesti della popolazione. La maggior parte delle testate ha vita brevissima; altre, invece, per merito dell’ingegno dei loro fondatori, sopravvivono più a lungo e alcune sono tuttora in commercio, anche in formato elettronico. Tra le personalità di maggior rilievo gli editori John Limbird, Henry Brougham, Joseph Clinton Robertson e George Birkbeck, nonché l’incisore Matthew Urlwin Sears. Si deve alle loro capacità imprenditoriali, organizzative e tecniche la nascita del fenomeno, che ha avuto conseguenze significative da un lato, a livello di istruzione di base, nel contribuire a sottrarre all’analfabetismo le componenti più a rischio della società e, dall’altro lato, nell’assicurare una formazione tecnica agli operai che venivano assunti nelle imprese meccaniche. In questo compito le riviste sono state affiancate da istituzioni formative, come le Mechanics’ Institutions, fondate spesso da coloro che avevano creato o diretto riviste e che in breve tempo hanno avuto una grande diffusione in Gran Bretagna e in altri territori dell’Impero. Da una di queste, la London Mechanics’ Institute, ha avuto origine il Birkbeck College, che nel 1920 afferisce alla University of London.

"The age of periodicals": la formazione della working class negli anni della rivoluzione industriale

Paul Gabriele Weston
2020

Abstract

All’affermarsi della cosiddetta ‘età dei periodici’ nella Gran Bretagna del diciannovesimo secolo hanno contribuito atti e rendiconti delle accademie, bollettini delle società scientifiche, pubblicazioni delle università, nonché le riviste nate per soddisfare gusti e curiosità dei circoli aristocratici e alto borghesi. Il fenomeno nuovo e di maggior rilievo è quello dei periodici popolari, i cheap periodicals, che, con periodicità settimanale o quindicinale, vengono venduti a due o tre pence, ossia una cifra alla portata dei ceti più modesti della popolazione. La maggior parte delle testate ha vita brevissima; altre, invece, per merito dell’ingegno dei loro fondatori, sopravvivono più a lungo e alcune sono tuttora in commercio, anche in formato elettronico. Tra le personalità di maggior rilievo gli editori John Limbird, Henry Brougham, Joseph Clinton Robertson e George Birkbeck, nonché l’incisore Matthew Urlwin Sears. Si deve alle loro capacità imprenditoriali, organizzative e tecniche la nascita del fenomeno, che ha avuto conseguenze significative da un lato, a livello di istruzione di base, nel contribuire a sottrarre all’analfabetismo le componenti più a rischio della società e, dall’altro lato, nell’assicurare una formazione tecnica agli operai che venivano assunti nelle imprese meccaniche. In questo compito le riviste sono state affiancate da istituzioni formative, come le Mechanics’ Institutions, fondate spesso da coloro che avevano creato o diretto riviste e che in breve tempo hanno avuto una grande diffusione in Gran Bretagna e in altri territori dell’Impero. Da una di queste, la London Mechanics’ Institute, ha avuto origine il Birkbeck College, che nel 1920 afferisce alla University of London.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11571/1353675
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