La prospettiva bioecologica dello sviluppo umano (Bronfenbrenner &e Ceci, 1993; 1994; Ceci, 1990) ci permette di comprendere lo sviluppo del potenziale genetico in relazione alle interazioni che vengono stabilite con i contesti prossimali. Nel caso di bambini ad alto potenziale (o plusdotati) non è infrequente che genitori (o insegnanti già dal nido o alla scuola dell’infanzia) osservino alcune peculiarità e precocità negli apprendimenti. Le statistiche ci dicono che circa il 5% degli studenti delle nostre scuole ha un alto potenziale, non sempre riconosciuto e adeguatamente supportato. Un esempio di fenomeno, legato al mancato riconoscimento dell’alto potenziale di tali bambini/ragazzi, è rappresentato dall’underachievement (discrepanza tra il rendimento scolastico di un bambino e gli indici di capacità, come il Quoziente Intellettivo; Davis e Rimm, 1989) che in molti casi produce drop-out o abbandono scolastico più o meno precoce e/o problematiche connesse al disagio socio-relazionale. Per prevenire queste situazioni, già nel 1994 a livello europeo, con la Rraccomandazione europea n. 1248 , si è stabilito che, “i bambini gifted dovrebbero poter beneficiare di condizioni adeguate di insegnamento, capaci di sviluppare completamente le loro potenzialità, nel loro interesse e nell’interesse della società. Nessun paese si può permettere di sprecare dei talenti, poiché sarebbe uno spreco di risorse umane non identificare in tempo potenzialità intellettive o di altra natura, per le quali sono necessari strumenti adeguati”. Tutto ciò rimanda alla necessità di creare contesti capaci di garantire le condizioni per favorire lo sviluppo del nostro capitale umano a partire dalla scuola. Le scuole del nostro Paese stanno cominciando a conoscere e affrontare questo tema in ottica inclusiva con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità di bambini e ragazzi che si dimostrano più pronti perché siano una risorsa, non solo per se stessi, ma anche nei contesti scolastici e sociali.

Quando la mente comincia a correre presto

Zanetti Maria Assunta
2020

Abstract

La prospettiva bioecologica dello sviluppo umano (Bronfenbrenner &e Ceci, 1993; 1994; Ceci, 1990) ci permette di comprendere lo sviluppo del potenziale genetico in relazione alle interazioni che vengono stabilite con i contesti prossimali. Nel caso di bambini ad alto potenziale (o plusdotati) non è infrequente che genitori (o insegnanti già dal nido o alla scuola dell’infanzia) osservino alcune peculiarità e precocità negli apprendimenti. Le statistiche ci dicono che circa il 5% degli studenti delle nostre scuole ha un alto potenziale, non sempre riconosciuto e adeguatamente supportato. Un esempio di fenomeno, legato al mancato riconoscimento dell’alto potenziale di tali bambini/ragazzi, è rappresentato dall’underachievement (discrepanza tra il rendimento scolastico di un bambino e gli indici di capacità, come il Quoziente Intellettivo; Davis e Rimm, 1989) che in molti casi produce drop-out o abbandono scolastico più o meno precoce e/o problematiche connesse al disagio socio-relazionale. Per prevenire queste situazioni, già nel 1994 a livello europeo, con la Rraccomandazione europea n. 1248 , si è stabilito che, “i bambini gifted dovrebbero poter beneficiare di condizioni adeguate di insegnamento, capaci di sviluppare completamente le loro potenzialità, nel loro interesse e nell’interesse della società. Nessun paese si può permettere di sprecare dei talenti, poiché sarebbe uno spreco di risorse umane non identificare in tempo potenzialità intellettive o di altra natura, per le quali sono necessari strumenti adeguati”. Tutto ciò rimanda alla necessità di creare contesti capaci di garantire le condizioni per favorire lo sviluppo del nostro capitale umano a partire dalla scuola. Le scuole del nostro Paese stanno cominciando a conoscere e affrontare questo tema in ottica inclusiva con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità di bambini e ragazzi che si dimostrano più pronti perché siano una risorsa, non solo per se stessi, ma anche nei contesti scolastici e sociali.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11571/1372757
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