Adriana Bisi Fabbri (Ferrara, 1881 – Travedona Monate, 1918) rischiava di essere ricordata dalla storiografia artistica soprattutto come cugina del pittore Umberto Boccioni e moglie del giornalista e scrittore Giannetto Bisi. Solo di recente, anche grazie allo studio e all’ordinamento del suo archivio depositato presso il Museo del Novecento a Milano, la sua figura anticonformista e antiaccademica è stata riscoperta e valorizzata. Il contributo ricostruisce la sua carriera fulminante e frenetica, divisa tra pittura, caricatura e attività grafica, evidenziandone l’apporto all’attivismo femminista nell’Italia di inizio Novecento. Con la serie di tempere del 1912 Le occupazioni delle donne in famiglia, Bisi Fabbri avvia un’originale riflessione ironica sul ruolo sociale della donna e sugli stereotipi femminili (donna animale, donna intellettuale, congressista, teppista…). Il desiderio di riscatto erompe invece dalla folta sequenza di autoritratti dove l’azione di scavo e autoanalisi restituisce stati d’animo ribelli e libertari. Il travestimento con abiti maschili e lo pseudonimo mascolinizzato “Adrì” si rivelano strumenti per gestire con maggiore distacco la famiglia, l’attività professionale e il dramma dell’incalzante tubercolosi. Si vedrà infine come emancipazione e visibilità passino anche attraverso i canali del sistema dell’arte, dall’Esposizione Internazionale Femminile di Belle Arti di Torino, organizzata dalla testata “La donna”, alle mostre nei Club di Firenze, Roma e Milano del sodalizio muliebre Lyceum.

«[…] ma io lavorerò da morire io non voglio essere una donna…». Le battaglie per l’emancipazione di Adriana Bisi Fabbri negli anni Dieci del Novecento

Fontana Sara
2023-01-01

Abstract

Adriana Bisi Fabbri (Ferrara, 1881 – Travedona Monate, 1918) rischiava di essere ricordata dalla storiografia artistica soprattutto come cugina del pittore Umberto Boccioni e moglie del giornalista e scrittore Giannetto Bisi. Solo di recente, anche grazie allo studio e all’ordinamento del suo archivio depositato presso il Museo del Novecento a Milano, la sua figura anticonformista e antiaccademica è stata riscoperta e valorizzata. Il contributo ricostruisce la sua carriera fulminante e frenetica, divisa tra pittura, caricatura e attività grafica, evidenziandone l’apporto all’attivismo femminista nell’Italia di inizio Novecento. Con la serie di tempere del 1912 Le occupazioni delle donne in famiglia, Bisi Fabbri avvia un’originale riflessione ironica sul ruolo sociale della donna e sugli stereotipi femminili (donna animale, donna intellettuale, congressista, teppista…). Il desiderio di riscatto erompe invece dalla folta sequenza di autoritratti dove l’azione di scavo e autoanalisi restituisce stati d’animo ribelli e libertari. Il travestimento con abiti maschili e lo pseudonimo mascolinizzato “Adrì” si rivelano strumenti per gestire con maggiore distacco la famiglia, l’attività professionale e il dramma dell’incalzante tubercolosi. Si vedrà infine come emancipazione e visibilità passino anche attraverso i canali del sistema dell’arte, dall’Esposizione Internazionale Femminile di Belle Arti di Torino, organizzata dalla testata “La donna”, alle mostre nei Club di Firenze, Roma e Milano del sodalizio muliebre Lyceum.
2023
Art & Architecture
Esperti anonimi
Italiano
vol. 8
n. 2
26
51
26
PIANO B. ARTI E CULTURE VISIVE, V. 8 N. 2 (2023): Storia, teoria e pratiche femministe nell'arte del XX secolo a cura di Cristina Casero e Raffaella Perna La pubblicazione nasce nell'ambito del progetto PRIN 2020 La fotografia femminista italiana. Politiche identitarie e strategie di genere, che coinvolge tre unità operative di ricerca (Università di Bologna, Università di Parma, Sapienza Università di Roma)
Autoritratto, Caricatura, Lyceum Club, Pseudonimo, Travestimento
https://doi.org/10.6092/issn.2531-9876/19602
1
info:eu-repo/semantics/article
262
Fontana, Sara
1 Contributo su Rivista::1.1 Articolo in rivista
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