Le analisi e le proposte di Gramsci sulla scuola e sull'educazione non vanno considerate da un punto di vista strettamente pedagogico, ma comprese all'interno del più ampio progetto di “riforma intellettuale e morale” che attraversa tutta la riflessione carceraria passando per la “traduzione” del materialismo storico in “filosofia della prassi”. Si impone quindi un'attenta considerazione di alcuni concetti-chiave di questa riflessione. Nel formulare una concezione volta a superare ogni dicotomia tra “Stato” e “società civile”, “pubblico” e “privato”, per approdare a una “società regolata” in cui si possa compiere il “passaggio dal regno della necessità al regno della libertà” preconizzato dal vecchio Engels, Gramsci riformula infatti con audacia talvolta polemica il significato di termini come “conformismo”, “spontaneità”, “disciplina” e “direzione consapevole”. In questo modo ripensa anche il concetto di “natura umana” che, come si poteva già leggere nella Terza Tesi su Feuerbach, si definisce solo in un rapporto dialettico tra individuo e ambiente o, come scrive Marx, tra educato ed educatore. Per ricostruire questa galassia concettuale, mi avvarrò degli strumenti e dei metodi della filologia gramsciana sviluppati da Gianni Francioni, cercando di esaminare in chiave diacronica la genesi, gli sviluppi e le interconnessioni di alcune delle categorie fondamentali dei Quaderni del carcere, cercandone l'origine remota negli scritti politici precedenti al carcere.

Conformismo, spontaneità e direzione consapevole

GIUSEPPE COSPITO
Writing – Original Draft Preparation
2025-01-01

Abstract

Le analisi e le proposte di Gramsci sulla scuola e sull'educazione non vanno considerate da un punto di vista strettamente pedagogico, ma comprese all'interno del più ampio progetto di “riforma intellettuale e morale” che attraversa tutta la riflessione carceraria passando per la “traduzione” del materialismo storico in “filosofia della prassi”. Si impone quindi un'attenta considerazione di alcuni concetti-chiave di questa riflessione. Nel formulare una concezione volta a superare ogni dicotomia tra “Stato” e “società civile”, “pubblico” e “privato”, per approdare a una “società regolata” in cui si possa compiere il “passaggio dal regno della necessità al regno della libertà” preconizzato dal vecchio Engels, Gramsci riformula infatti con audacia talvolta polemica il significato di termini come “conformismo”, “spontaneità”, “disciplina” e “direzione consapevole”. In questo modo ripensa anche il concetto di “natura umana” che, come si poteva già leggere nella Terza Tesi su Feuerbach, si definisce solo in un rapporto dialettico tra individuo e ambiente o, come scrive Marx, tra educato ed educatore. Per ricostruire questa galassia concettuale, mi avvarrò degli strumenti e dei metodi della filologia gramsciana sviluppati da Gianni Francioni, cercando di esaminare in chiave diacronica la genesi, gli sviluppi e le interconnessioni di alcune delle categorie fondamentali dei Quaderni del carcere, cercandone l'origine remota negli scritti politici precedenti al carcere.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11571/1527476
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