Il contributo ricostruisce, in una prospettiva sistematica e comparata, il processo – ancora in fieri – di armonizzazione europea del diritto della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Muovendo dal metodo comparatistico suggerito da Guido Rossi, l’analisi ripercorre l’evoluzione dal tradizionale diritto dell’insolvenza, incentrato sull’inadempimento e sulla gestione del dissesto, a un “diritto societario della crisi” orientato alla prevenzione, alla continuità aziendale e alla distribuzione anticipata dei rischi tra debitore, creditori e altri stakeholders. Dopo aver esaminato le origini procedurali dell’intervento unionale (Regolamenti 1346/2000 e 2015/848) e la successiva “svolta sostanziale” della Direttiva (UE) 2019/1023 – con particolare attenzione al lessico di impresa sana, crisi e insolvenza, ai quadri di ristrutturazione preventiva e agli early warning tools – l’articolo si sofferma sulle criticità emerse in sede di recepimento, in Italia (CCII) e negli altri principali ordinamenti europei, mettendo in luce un quadro di convergenza tendenziale ma di persistente eterogeneità definitoria (crisi come minaccia/probabilità di insolvenza; insolvenza come incapacità di far fronte regolarmente alle obbligazioni, talora affiancata dal sovraindebitamento patrimoniale). Nella parte conclusiva, la riflessione propone una “mappa concettuale” europea della crisi d’impresa, fondata non su una definizione uniforme ma su standard minimi comuni in tema di indici anticipatori, governance degli allarmi e timing dell’emersione, valutando in questa chiave anche la proposta di direttiva del 2022 sulle procedure liquidatorie. Ne risulta l’immagine di un cantiere normativo aperto, in cui l’Unione tenta di conciliare esigenze di integrazione del mercato interno e rispetto degli equilibri nazionali, in un dialogo continuo tra politica legislativa, tecnica concorsuale e razionalità economica.

Rapsodie nel processo di armonizzazione europea del diritto della crisi d’impresa

Andrea Chiloiro
2025-01-01

Abstract

Il contributo ricostruisce, in una prospettiva sistematica e comparata, il processo – ancora in fieri – di armonizzazione europea del diritto della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Muovendo dal metodo comparatistico suggerito da Guido Rossi, l’analisi ripercorre l’evoluzione dal tradizionale diritto dell’insolvenza, incentrato sull’inadempimento e sulla gestione del dissesto, a un “diritto societario della crisi” orientato alla prevenzione, alla continuità aziendale e alla distribuzione anticipata dei rischi tra debitore, creditori e altri stakeholders. Dopo aver esaminato le origini procedurali dell’intervento unionale (Regolamenti 1346/2000 e 2015/848) e la successiva “svolta sostanziale” della Direttiva (UE) 2019/1023 – con particolare attenzione al lessico di impresa sana, crisi e insolvenza, ai quadri di ristrutturazione preventiva e agli early warning tools – l’articolo si sofferma sulle criticità emerse in sede di recepimento, in Italia (CCII) e negli altri principali ordinamenti europei, mettendo in luce un quadro di convergenza tendenziale ma di persistente eterogeneità definitoria (crisi come minaccia/probabilità di insolvenza; insolvenza come incapacità di far fronte regolarmente alle obbligazioni, talora affiancata dal sovraindebitamento patrimoniale). Nella parte conclusiva, la riflessione propone una “mappa concettuale” europea della crisi d’impresa, fondata non su una definizione uniforme ma su standard minimi comuni in tema di indici anticipatori, governance degli allarmi e timing dell’emersione, valutando in questa chiave anche la proposta di direttiva del 2022 sulle procedure liquidatorie. Ne risulta l’immagine di un cantiere normativo aperto, in cui l’Unione tenta di conciliare esigenze di integrazione del mercato interno e rispetto degli equilibri nazionali, in un dialogo continuo tra politica legislativa, tecnica concorsuale e razionalità economica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11571/1536027
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