L’articolo ricostruisce la nozione di sostenibilità come paradigma della gestione d’impresa, intesa non solo quale strumento di tutela degli interessi proprietari ma soprattutto come criterio di minimizzazione delle esternalità negative lungo le dimensioni ambientale, sociale e di governance. Muovendo dal dibattito socio-economico e dalle principali tappe del diritto europeo e interno (dalla rendicontazione non finanziaria alle politiche retributive, dalla tassonomia alla finanza sostenibile e alla regolazione delle catene del valore), il contributo mostra come tali interventi abbiano inciso soprattutto sulle società di grandi dimensioni o aperte al mercato, senza però tradursi, né attraverso l’autonomia privata (clausole statutarie, società benefit) né tramite il “nuovo” art. 41 Cost., in un generale dovere legale di sostenibilità “forte”. La parte centrale indaga allora se e in che termini questo quadro possa riflettersi sulla gestione della piccola e media impresa chiusa, caratterizzata da assetti proprietari concentrati, forte immedesimazione tra imprenditore e organo gestorio e prevalente ricorso al credito bancario. L’analisi delle clausole generali sulla corretta amministrazione e sugli assetti adeguati (artt. 2086, 2381, 2403 c.c.), nonché delle best practices del collegio sindacale, conduce a escludere che per tali imprese esista un obbligo di perseguire interessi degli stakeholder in conflitto con l’interesse sociale: la sostenibilità opera piuttosto come parametro di corretta valutazione dei rischi – inclusi quelli ESG – ogniqualvolta essi si traducano in rischi economico-finanziari e competitivi. Ne risulta un modello nel quale, per le PMI chiuse, la sostenibilità resta prevalentemente scelta etico-imprenditoriale e leva competitiva (anche per effetto delle richieste dei finanziatori e dei partner di filiera), idonea a procedimentalizzare le decisioni e ad arricchire il contenuto dei doveri gestori, senza alterare la natura lucrativa dell’interesse sociale.
Quale sostenibilità nella gestione della piccola e media impresa chiusa
Andrea Chiloiro
2025-01-01
Abstract
L’articolo ricostruisce la nozione di sostenibilità come paradigma della gestione d’impresa, intesa non solo quale strumento di tutela degli interessi proprietari ma soprattutto come criterio di minimizzazione delle esternalità negative lungo le dimensioni ambientale, sociale e di governance. Muovendo dal dibattito socio-economico e dalle principali tappe del diritto europeo e interno (dalla rendicontazione non finanziaria alle politiche retributive, dalla tassonomia alla finanza sostenibile e alla regolazione delle catene del valore), il contributo mostra come tali interventi abbiano inciso soprattutto sulle società di grandi dimensioni o aperte al mercato, senza però tradursi, né attraverso l’autonomia privata (clausole statutarie, società benefit) né tramite il “nuovo” art. 41 Cost., in un generale dovere legale di sostenibilità “forte”. La parte centrale indaga allora se e in che termini questo quadro possa riflettersi sulla gestione della piccola e media impresa chiusa, caratterizzata da assetti proprietari concentrati, forte immedesimazione tra imprenditore e organo gestorio e prevalente ricorso al credito bancario. L’analisi delle clausole generali sulla corretta amministrazione e sugli assetti adeguati (artt. 2086, 2381, 2403 c.c.), nonché delle best practices del collegio sindacale, conduce a escludere che per tali imprese esista un obbligo di perseguire interessi degli stakeholder in conflitto con l’interesse sociale: la sostenibilità opera piuttosto come parametro di corretta valutazione dei rischi – inclusi quelli ESG – ogniqualvolta essi si traducano in rischi economico-finanziari e competitivi. Ne risulta un modello nel quale, per le PMI chiuse, la sostenibilità resta prevalentemente scelta etico-imprenditoriale e leva competitiva (anche per effetto delle richieste dei finanziatori e dei partner di filiera), idonea a procedimentalizzare le decisioni e ad arricchire il contenuto dei doveri gestori, senza alterare la natura lucrativa dell’interesse sociale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


