L’analisi dei testi di Tommaso d’Aquino e di altri teologi tra XIII e XIV secolo (come Alberto Magno, Enrico di Gand, Remigio de’ Girolami e Giovanni di Napoli) mostra che nel Medioevo scolastico il confine tra “mostruoso” e “normale” è meno rigido di quanto si pensi. Per Tommaso i “mostri” rientrano pienamente nell’ordine naturale: non sono realtà contro natura, ma fenomeni che, proprio in quanto anomalie, confermano la finalità e l’ordinamento provvidenziale della natura. La teratologia scolastica integra l’anomalo nel quadro complessivo della natura: senza deviazioni e irregolarità, la natura sarebbe o immutabile come l’eterno o puramente casuale, priva di ordine causale. Inoltre, Tommaso tende a “desostanzializzare” il mostruoso: in un universo ordinato dalla provvidenza, il male non possiede una consistenza ontologica autonoma. I peccata naturae sono difetti nell’operare della natura, analoghi ai peccati morali o cognitivi nell’agire umano. Il mostruoso consiste soprattutto nel venir meno dell’intenzione particolare dell’agente naturale (carattere preterintenzionale), senza però uscire dall’intenzione dell’agente universale, cioè di Dio. Un altro elemento decisivo è l’assunto aristotelico della rigidità delle specie, che esclude la reale esistenza di ibridi tra specie diverse, inclusi uomo e animale. Ciò che definisce l’essere umano non è l’aspetto esteriore, ma la razionalità. Nicola Oresme osserverà infine che, data la complessità della generazione, è quasi più sorprendente la nascita di individui sani che quella dei “mostri”, e che la vera mostruosità potrebbe consistere nella mancanza di razionalità più che nelle deformità fisiche.

Peccata naturae. La naturalità dei mostri secondo Tommaso d’Aquino

Zuccolin Gabriella
2026-01-01

Abstract

L’analisi dei testi di Tommaso d’Aquino e di altri teologi tra XIII e XIV secolo (come Alberto Magno, Enrico di Gand, Remigio de’ Girolami e Giovanni di Napoli) mostra che nel Medioevo scolastico il confine tra “mostruoso” e “normale” è meno rigido di quanto si pensi. Per Tommaso i “mostri” rientrano pienamente nell’ordine naturale: non sono realtà contro natura, ma fenomeni che, proprio in quanto anomalie, confermano la finalità e l’ordinamento provvidenziale della natura. La teratologia scolastica integra l’anomalo nel quadro complessivo della natura: senza deviazioni e irregolarità, la natura sarebbe o immutabile come l’eterno o puramente casuale, priva di ordine causale. Inoltre, Tommaso tende a “desostanzializzare” il mostruoso: in un universo ordinato dalla provvidenza, il male non possiede una consistenza ontologica autonoma. I peccata naturae sono difetti nell’operare della natura, analoghi ai peccati morali o cognitivi nell’agire umano. Il mostruoso consiste soprattutto nel venir meno dell’intenzione particolare dell’agente naturale (carattere preterintenzionale), senza però uscire dall’intenzione dell’agente universale, cioè di Dio. Un altro elemento decisivo è l’assunto aristotelico della rigidità delle specie, che esclude la reale esistenza di ibridi tra specie diverse, inclusi uomo e animale. Ciò che definisce l’essere umano non è l’aspetto esteriore, ma la razionalità. Nicola Oresme osserverà infine che, data la complessità della generazione, è quasi più sorprendente la nascita di individui sani che quella dei “mostri”, e che la vera mostruosità potrebbe consistere nella mancanza di razionalità più che nelle deformità fisiche.
2026
9791256091539
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11571/1543558
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