Il saggio, occasionato da una recente pronuncia di legittimità, indaga l’applicabilità dell’atto di destinazione di cui all’art. 2645-ter c.c. a favore di famiglie fondate sul matrimonio, come strumento alternativo al fondo patrimoniale. Tramite una ricognizione storico-concettuale sul tema, con particolare riguardo alla figura del trust di common law, e dopo aver delineato gli elementi essenziali della destinazione “all’italiana”, vengono analizzate criticamente le motivazioni addotte dalla Suprema Corte – in accordo con la dottrina maggioritaria – a sostegno della tesi restrittiva, prospettando così una rinnovata chiave di lettura dell’atto in questione, quale convenzione matrimoniale dal carattere atipico e pur sempre vincolato al rispetto di quei principi fondamentali che informano il diritto di famiglia dal punto di vista patrimoniale. Le conclusioni sviluppate nel presente saggio consentono, poi, di svolgere riflessioni sull’utilizzo dell’atto ex art 2645-ter finanche in contesti familiari more uxorio e a beneficio delle famiglie fondate sull’unione civile o su una convivenza c.d. registrata. Infine, il commento alla sentenza consente qualche considerazione aggiuntiva in tema di revocatoria dell’atto di destinazione e, più in generale, sulla tutela dei creditori a fronte di fenomeni di separazione patrimoniale.
L'atto di destinazione patrimoniale e il suo impiego per il soddisfacimento delle esigenze della famiglia legittima
Erika Manazza
2022-01-01
Abstract
Il saggio, occasionato da una recente pronuncia di legittimità, indaga l’applicabilità dell’atto di destinazione di cui all’art. 2645-ter c.c. a favore di famiglie fondate sul matrimonio, come strumento alternativo al fondo patrimoniale. Tramite una ricognizione storico-concettuale sul tema, con particolare riguardo alla figura del trust di common law, e dopo aver delineato gli elementi essenziali della destinazione “all’italiana”, vengono analizzate criticamente le motivazioni addotte dalla Suprema Corte – in accordo con la dottrina maggioritaria – a sostegno della tesi restrittiva, prospettando così una rinnovata chiave di lettura dell’atto in questione, quale convenzione matrimoniale dal carattere atipico e pur sempre vincolato al rispetto di quei principi fondamentali che informano il diritto di famiglia dal punto di vista patrimoniale. Le conclusioni sviluppate nel presente saggio consentono, poi, di svolgere riflessioni sull’utilizzo dell’atto ex art 2645-ter finanche in contesti familiari more uxorio e a beneficio delle famiglie fondate sull’unione civile o su una convivenza c.d. registrata. Infine, il commento alla sentenza consente qualche considerazione aggiuntiva in tema di revocatoria dell’atto di destinazione e, più in generale, sulla tutela dei creditori a fronte di fenomeni di separazione patrimoniale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


