Spesso ridotto dalla critica allo stereotipo del brillante seduttore della commedia dei "telefoni bianchi", l'attore Nino Besozzi è stato in realtà un interprete versatile e un pilastro del cinema italiano degli anni Trenta e Quaranta. Il saggio ne ripercorre la ricca filmografia per esplorare l'evoluzione e le costanti dei generi cinematografici del periodo fascista. L'analisi si snoda attraverso tre ambiti chiave: la commedia (dal film-operetta mitteleuropeo come La segretaria privata alle commedie di derivazione teatrale di Aldo De Benedetti); il dramma sentimentale (con i ruoli più complessi e dimessi diretti da Mario Camerini in T'amerò sempre e Come le foglie, o da Giorgio Bianchi in La maestrina); e infine il biopic musicale d'ambiente operistico (con il monumentale Rossini di Mario Bonnard), in cui Besozzi dà corpo a una complessa operazione di negoziazione dell'identità culturale nazionale. Lo studio delle interpretazioni e dell'archivio di Besozzi restituisce il ritratto di un professionista fondamentale per il sistema industriale dell'epoca, capace di spaziare con assoluta naturalezza dai toni della comicità brillante alle sfumature più tenui e misurate del dramma.
Non solo rosa. Nino Besozzi e i generi cinematografici degli anni Trenta
MOSCONI ELENA
2025-01-01
Abstract
Spesso ridotto dalla critica allo stereotipo del brillante seduttore della commedia dei "telefoni bianchi", l'attore Nino Besozzi è stato in realtà un interprete versatile e un pilastro del cinema italiano degli anni Trenta e Quaranta. Il saggio ne ripercorre la ricca filmografia per esplorare l'evoluzione e le costanti dei generi cinematografici del periodo fascista. L'analisi si snoda attraverso tre ambiti chiave: la commedia (dal film-operetta mitteleuropeo come La segretaria privata alle commedie di derivazione teatrale di Aldo De Benedetti); il dramma sentimentale (con i ruoli più complessi e dimessi diretti da Mario Camerini in T'amerò sempre e Come le foglie, o da Giorgio Bianchi in La maestrina); e infine il biopic musicale d'ambiente operistico (con il monumentale Rossini di Mario Bonnard), in cui Besozzi dà corpo a una complessa operazione di negoziazione dell'identità culturale nazionale. Lo studio delle interpretazioni e dell'archivio di Besozzi restituisce il ritratto di un professionista fondamentale per il sistema industriale dell'epoca, capace di spaziare con assoluta naturalezza dai toni della comicità brillante alle sfumature più tenui e misurate del dramma.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


