L’utilizzo della fiscalità ambientale in un contesto di governo multilivello ripropone gran parte delle questioni che caratterizzano in generale le politiche di tutela ambientale, coinvolgendo anche la materia tributaria, con le ulteriori specificità e prerogative che la caratterizzano. In questa analisi ci si concentrerà, come caso esemplificativo, sul tema dell’inquinamento acustico degli aeromobili e sugli strumenti fiscali utilizzati in Italia per mitigare e compensare le esternalità negative ad esso collegate. Si tratta di un caso di un qualche interesse perché coinvolge materie e obiettivi variegati (tutela della salute, tutela dell’ambiente, tutela della concorrenza, governo del territorio, libera iniziativa privata, libera circolazione delle persone e delle merci) e scale territoriali diverse, mettendo alla prova la capacità del sistema di governo di trovare una soluzione di corretto bilanciamento, sia orizzontale, sia verticale. L’analisi mostra un percorso lungo e tortuoso, iniziato nel 1990 con un primo decreto-legge e proseguito con una serie di provvedimenti attuativi, nuove normative e interventi giurisprudenziali che, a distanza di più di trentacinque anni, non sono stati in grado di definire un assetto stabile e coerente. Un’evoluzione che testimonia della difficoltà di articolare i tributi ecologici in un contesto multi-materia e multilivello e, più in generale, della sostanziale diffidenza e ritrosia verso l’utilizzo di queste forme di prelievo come effettivi strumenti regolatori e di correzione dei fallimenti del mercato.

IN TEMA DI FISCALITÀ AMBIENTALE MULTILIVELLO: LO STRANO CASO DELL’IMPOSTA REGIONALE SULLE EMISSIONI SONORE DEGLI AEROMOBILI (IRESA)

Andrea Zatti
Funding Acquisition
2026-01-01

Abstract

L’utilizzo della fiscalità ambientale in un contesto di governo multilivello ripropone gran parte delle questioni che caratterizzano in generale le politiche di tutela ambientale, coinvolgendo anche la materia tributaria, con le ulteriori specificità e prerogative che la caratterizzano. In questa analisi ci si concentrerà, come caso esemplificativo, sul tema dell’inquinamento acustico degli aeromobili e sugli strumenti fiscali utilizzati in Italia per mitigare e compensare le esternalità negative ad esso collegate. Si tratta di un caso di un qualche interesse perché coinvolge materie e obiettivi variegati (tutela della salute, tutela dell’ambiente, tutela della concorrenza, governo del territorio, libera iniziativa privata, libera circolazione delle persone e delle merci) e scale territoriali diverse, mettendo alla prova la capacità del sistema di governo di trovare una soluzione di corretto bilanciamento, sia orizzontale, sia verticale. L’analisi mostra un percorso lungo e tortuoso, iniziato nel 1990 con un primo decreto-legge e proseguito con una serie di provvedimenti attuativi, nuove normative e interventi giurisprudenziali che, a distanza di più di trentacinque anni, non sono stati in grado di definire un assetto stabile e coerente. Un’evoluzione che testimonia della difficoltà di articolare i tributi ecologici in un contesto multi-materia e multilivello e, più in generale, della sostanziale diffidenza e ritrosia verso l’utilizzo di queste forme di prelievo come effettivi strumenti regolatori e di correzione dei fallimenti del mercato.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11571/1560062
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