L’area archeologica di Spinera di Breno, nella media Valcamonica (BS), rappresenta uno dei siti più importanti per la conoscenza del territorio dalla media età del Ferro alla tarda età romana. Sede di un luogo di culto all’aperto paragonabile ai roghi votivi alpini (Brandopferplätze) fin dal VII sec. a.C., il sito fu monumentalizzato con un grande edificio ad ali porticate e raffinati apparati decorativi in età augustea, rimanendo in uso fino al IV sec. d.C. Il culto romano, dedicato a Minerva ereditò i caratteri di quello indigeno di una divinità femminile legata all’acqua. Dal sito provengono oltre 120 Kg di ceramica che ne copre tutto l’arco temporale di frequentazione. I reperti ceramici sono stati considerati come oggetti parlanti dei frequentatori del santuario, utili per ripercorrerne la storia e il viaggio svolto per raggiungere il luogo. Attraverso l’indagine archeometrica, si è cercato, in particolare, di definire le relazioni impasto ceramico/funzione del manufatto e impasto ceramico/età del manufatto, nonché la provenienza delle materie prime. L’approccio analitico, svolto a più scale di osservazione, ha previsto un’indagine estensiva su tutto il materiale ceramico delle fasi preromana (seconda età del Ferro) e romana, integrata dallo studio petrografico di sezioni sottili. Sulla base delle evidenze tessiturali e composizionali, sono stati individuati gruppi di impasto peculiari per le due epoche e ricostruite le ricette di preparazione degli impasti ceramici individuando pure la loro evoluzione in un arco temporale definito. Nella seconda età del Ferro, l’impasto ceramico più diffuso era ottenuto utilizzando un suolo di alterazione di rocce metamorfiche scistose (micascisti a biotite e muscovite, principalmente). Altre tipologie di impasto, ben rappresentate, erano realizzate con sabbia carbonatico-quarzosa, con tonalite dell’Adamello e calcite spatica. In età romana, i gruppi più diffusi contengono l’uno tonalite macinata e l’altro sabbia carbonatico-quarzosa come degrassanti, determinando una stretta relazione tessiturale e composizionale con gruppi simili dell’età del Ferro. Un terzo importante gruppo, è determinato dalla coesistenza di questi componenti (sabbia carbonatico-quarzosa e tonalite) nello stesso impasto: è stato interpretato come testimone della graduale ibridizzazione di conoscenze nell’utilizzo delle materie prime. Le materie prime utilizzate in queste produzioni (suoli di alterazione, sabbie e rocce macinate) erano tutte reperibili a breve distanza dal santuario di Spinera di Breno. Pertanto, la produzione può essere definita come locale, intendendo come locale l’area delimitata geograficamente dal bacino idrografico del fiume Oglio, che attraversa la Valcamonica.

Analisi archeometriche sulla ceramica comune dai contesti protostorici e romani del santuario di Spinera di Breno

RICCARDI, MARIA PIA;BASSO, ELENA;RONCHI, LUIGI AUSONIO
2010

Abstract

L’area archeologica di Spinera di Breno, nella media Valcamonica (BS), rappresenta uno dei siti più importanti per la conoscenza del territorio dalla media età del Ferro alla tarda età romana. Sede di un luogo di culto all’aperto paragonabile ai roghi votivi alpini (Brandopferplätze) fin dal VII sec. a.C., il sito fu monumentalizzato con un grande edificio ad ali porticate e raffinati apparati decorativi in età augustea, rimanendo in uso fino al IV sec. d.C. Il culto romano, dedicato a Minerva ereditò i caratteri di quello indigeno di una divinità femminile legata all’acqua. Dal sito provengono oltre 120 Kg di ceramica che ne copre tutto l’arco temporale di frequentazione. I reperti ceramici sono stati considerati come oggetti parlanti dei frequentatori del santuario, utili per ripercorrerne la storia e il viaggio svolto per raggiungere il luogo. Attraverso l’indagine archeometrica, si è cercato, in particolare, di definire le relazioni impasto ceramico/funzione del manufatto e impasto ceramico/età del manufatto, nonché la provenienza delle materie prime. L’approccio analitico, svolto a più scale di osservazione, ha previsto un’indagine estensiva su tutto il materiale ceramico delle fasi preromana (seconda età del Ferro) e romana, integrata dallo studio petrografico di sezioni sottili. Sulla base delle evidenze tessiturali e composizionali, sono stati individuati gruppi di impasto peculiari per le due epoche e ricostruite le ricette di preparazione degli impasti ceramici individuando pure la loro evoluzione in un arco temporale definito. Nella seconda età del Ferro, l’impasto ceramico più diffuso era ottenuto utilizzando un suolo di alterazione di rocce metamorfiche scistose (micascisti a biotite e muscovite, principalmente). Altre tipologie di impasto, ben rappresentate, erano realizzate con sabbia carbonatico-quarzosa, con tonalite dell’Adamello e calcite spatica. In età romana, i gruppi più diffusi contengono l’uno tonalite macinata e l’altro sabbia carbonatico-quarzosa come degrassanti, determinando una stretta relazione tessiturale e composizionale con gruppi simili dell’età del Ferro. Un terzo importante gruppo, è determinato dalla coesistenza di questi componenti (sabbia carbonatico-quarzosa e tonalite) nello stesso impasto: è stato interpretato come testimone della graduale ibridizzazione di conoscenze nell’utilizzo delle materie prime. Le materie prime utilizzate in queste produzioni (suoli di alterazione, sabbie e rocce macinate) erano tutte reperibili a breve distanza dal santuario di Spinera di Breno. Pertanto, la produzione può essere definita come locale, intendendo come locale l’area delimitata geograficamente dal bacino idrografico del fiume Oglio, che attraversa la Valcamonica.
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