Nella storia di un regime, che giunse al potere dopo una gestazione relativamente breve e che costruì la sua identità nel tempo, la politica culturale, e quella universitaria in specie, riflettono le mutevoli istanze della politica interna e internazionale, gli scenari della crisi economica e della proiezione bellicista, su quelli sintonizzandosi volta per volta con momenti di eclettica apertura e giri di vite, con periodi di stasi e bruschi aut-aut. Di qui il gradualismo degli interventi, il pluralismo culturale e lo spirito di conciliazione praticati con accortezza all’epoca dell’avvento e del consolidamento al potere, in modo da enfatizzare le continuità tra liberalismo e fascismo, di qui i tempi lunghi della conquista dell’università e la duttile alternanza di allettamenti e richiami all’ordine rivolti alle comunità accademiche, ove il dissenso aperto finì così per essere contenuto in una casistica minoritaria e poco appariscente, di qui anche però l’imposizione di un primato della politica che si affermò con forza crescente a partire dagli anni Trenta e conobbe fino alla guerra interpretazioni sempre più radicali e applicazioni via via più drastiche. Il saggio disegna un quadro complessivo della storia dell'Università italiana in epoca fascista, dalla riforma Gentile alla Carta della Scuola di Bottai, segnalando alcuni elementi di analisi comparata con i modelli coevi europei di politica universitaria , periodizzando la vicenda e cercando di collegare l'evoluzione delle comunità accademiche, il destino di studenti e docenti con la parabola del regime e della società italiana dagli anni Venti alla seconda guerra mondiale.

Università e fascismo

SIGNORI, ELISA
2007

Abstract

Nella storia di un regime, che giunse al potere dopo una gestazione relativamente breve e che costruì la sua identità nel tempo, la politica culturale, e quella universitaria in specie, riflettono le mutevoli istanze della politica interna e internazionale, gli scenari della crisi economica e della proiezione bellicista, su quelli sintonizzandosi volta per volta con momenti di eclettica apertura e giri di vite, con periodi di stasi e bruschi aut-aut. Di qui il gradualismo degli interventi, il pluralismo culturale e lo spirito di conciliazione praticati con accortezza all’epoca dell’avvento e del consolidamento al potere, in modo da enfatizzare le continuità tra liberalismo e fascismo, di qui i tempi lunghi della conquista dell’università e la duttile alternanza di allettamenti e richiami all’ordine rivolti alle comunità accademiche, ove il dissenso aperto finì così per essere contenuto in una casistica minoritaria e poco appariscente, di qui anche però l’imposizione di un primato della politica che si affermò con forza crescente a partire dagli anni Trenta e conobbe fino alla guerra interpretazioni sempre più radicali e applicazioni via via più drastiche. Il saggio disegna un quadro complessivo della storia dell'Università italiana in epoca fascista, dalla riforma Gentile alla Carta della Scuola di Bottai, segnalando alcuni elementi di analisi comparata con i modelli coevi europei di politica universitaria , periodizzando la vicenda e cercando di collegare l'evoluzione delle comunità accademiche, il destino di studenti e docenti con la parabola del regime e della società italiana dagli anni Venti alla seconda guerra mondiale.
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