Il contributo analizza l’Istituto Marchiondi Spagliardi di Milano, progettato nel 1953 da Vittoriano Viganò, come una delle più significative esperienze dell’architettura brutalista e come espressione di un modello educativo innovativo fondato sulla costruzione di uno spazio democratico. L’opera viene collocata nel dibattito internazionale sulle architetture democratiche, in relazione alle esperienze di Le Corbusier, Alison e Peter Smithson e Vilanova Artigas. Lo stato di abbandono dell’edificio e la sua riscoperta nel dibattito contemporaneo, fino alle recenti prospettive di recupero, pongono il Marchiondi come caso emblematico del problema della tutela e della trasformazione del patrimonio architettonico moderno.
L’utopia dell’Istituto Marchiondi
c. berizzi;g. terlicher
2025-01-01
Abstract
Il contributo analizza l’Istituto Marchiondi Spagliardi di Milano, progettato nel 1953 da Vittoriano Viganò, come una delle più significative esperienze dell’architettura brutalista e come espressione di un modello educativo innovativo fondato sulla costruzione di uno spazio democratico. L’opera viene collocata nel dibattito internazionale sulle architetture democratiche, in relazione alle esperienze di Le Corbusier, Alison e Peter Smithson e Vilanova Artigas. Lo stato di abbandono dell’edificio e la sua riscoperta nel dibattito contemporaneo, fino alle recenti prospettive di recupero, pongono il Marchiondi come caso emblematico del problema della tutela e della trasformazione del patrimonio architettonico moderno.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


